sabato 4 febbraio 2012
Consultazione on line per il valore legale del titolo di Laurea.
Cresce l'interesse verso il valore legale del titolo di diploma di laurea. Il Premier Mario Monti ha infatti annunciato che a breve, sul sito del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, verrà pubblicato un documento che lancerà una consultazione on line sul valore legale del titolo di studio di laurea.
Il Presidente del Consiglio Monti, commentando il progetto di revisione del titolo di studio, ha ribadito la necessità di contemperare il fatto che il datore di lavoro, soprattutto se questo è un'amministrazione pubblica, ha la necessità di avere una certificazione che un ragazzo ha compiuto certi studi in una certa disciplina. Monti ha però rilevato che non bisogna dare troppo peso al voto di laurea perché questo darebbe per scontato che tutte le università di una certa disciplina siano ugualmente rigorose e diano la stessa preparazione, cosa che nella maggior parte dei casi è una forma di equivalenza superficiale e fuori dalla realtà.
Fonte: lavoripubblici.it
sabato 30 ottobre 2010
Per la scelta dell'università genitori e amici contano più dei prof.
Nella scelta della facoltà universitaria genitori e amici contano più degli insegnanti: a sostenerlo il dipartimento di Sociologia e ricerca sociale dell'università Bicocca di Milano, autore dello studio 'Come e quando i diplomandi scelgono l'università', condotto su 24 scuole (12 milanesi, 12 lombarde) nei mesi di aprile e giugno 2010.
"I dati - spiegano i ricercatori della Bicocca - mostrano che per quanto riguarda le fonti di informazione sugli atenei e sulle facoltà, il 60% degli intervistati, in diverse occasioni, si consulta con gli amici, il 52 con i genitori, il 47% con gli insegnanti e solo il 30 si informa attraverso un confronto fra le brochure delle diverse facoltà. Tutti gli intervistati si confrontano con i genitori, in particolare, le donne riflettono sulle proprie caratteristiche personali con l'aiuto dei genitori più degli uomini (62%contro 58). Per quanto riguarda, invece, il confronto con gli insegnati gli studenti maschi dimostrano una maggiore propensione rispetto alle donne: 27% contro 23".
L'indagine, hanno spiegato i responsabili, ha applicato, per la prima volta in Italia, lo 'Study choice task inventory': uno strumento elaborato da Veerle Germeijs e Karine Verschueren, due studiose belghe che si sono ispirate ai modelli di analisi delle carriere lavorative.
Fonte: Apcom
mercoledì 28 ottobre 2009
Nuova riforma dell'università. Meritocrazia e rettori a termine.

Le università sono autonome ma risponderanno delle loro azioni: se saranno gestite male riceveranno meno finanziamenti, decretando così la fine dei finanziamenti a pioggia. È il principio su cui è incardinata la riforma dell’università che, dopo una lunga gestazione, ha fatto oggi il primo passo con l’approvazione in consiglio dei Ministri, di un ddl che con molta probabilità comincerà il suo iter in Senato.
I contenuti sono stati illustrati dal ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, affiancata, in conferenza stampa, da Giulio Tremonti, il collega di Governo che, secondo indiscrezioni, avrebbe messo i bastoni tra le ruote a questa riforma. Ma l’interessato ha smentito oggi qualsiasi presunta tensione: «Ho sentito dire cose strane, parlare di contrasto, di interferenze e contrarietà. Certo il tema è stato complesso». La riforma in particolare promette il pugno duro contro i buchi nei bilanci delle università italiane: «Commissariamento e tolleranza zero per gli atenei in dissesto finanziario», ha spiegato il ministro Gelmini intervenuto in conferenza stampa a Palazzo Chigi. È prevista l’introduzione della contabilità economico-patrimoniale uniforme, secondo criteri nazionali concordati tra ministero dell’Istruzione e Tesoro: «i bilanci dovranno rispondere a criteri di maggiore trasparenza. Debiti e crediti saranno resi più chiari nel bilancio».
Ampio spazio alla meritocrazia: gli scatti di stipendio andranno solo ai «professori migliori», ha sottolineato la Gelmini. In caso di valutazione negativa, spiegano dal ministero, «si perde lo scatto di stipendio e non si può partecipare come commissari ai concorsi». E, in tema di trasparenza, il ministro dell'Istruzione ha affermato: «Entro sei mesi dall’approvazione della legge di riforma, le università dovranno approvare statuti per l’organizzazione del sistema, che abbiano le caratteristiche individuate dal ministero. In particolare è prevista l’adozione di un «codice etico» che al momento non esiste, con regole per «garantire trasparenza nelle assunzioni e nell’amministrazione». Il codice dovrà «evitare incompatibilità, conflitti di interessi legati a parentele. Alle università che assumeranno o gestiranno le risorse in maniera non trasparente saranno ridotti i finanziamenti». Ma, ha proseguito la Gelmini, il nodo dei ricercatori «è l’aspetto che più mi sta a cuore». «Occorre che i giovani non restino ricercatori a vita. Per questo - ha spiegato il ministro - abbiamo previsto due contratti triennali al termine dei quali si procede a una loro valutazione ed è poi facoltà dei singoli atenei trasformare i ricercatori in associati. In questo modo si mette fine a un precariato che va avanti da anni e si favorisce il ricambio generazionale».
La riforma del sistema universitario approvata oggi dal Consiglio dei ministri «è un provvedimento corposo che vuole affrontare in maniera seria e coraggiosa i problemi dell’università italiana, per dare maggiore peso a un’istituzione fondamentale del Paese e anche rispondere alla crisi», ha concluso il ministro Gelmini. A prendere la parola subito dopo il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, che ha sottolineato: «Quella dell’università è una grande riforma, molto impegnativa. È stato trovato un equilibrio tra modello continentale e quello americano, con prevalenza del modello continentale. È stato anche raggiunto un equilibrio tra Stato, regioni ed università». Intanto in concomitanza con l'approvazione della Riforma del sistema universitario, in otto città italiane studenti di scuola e università hanno annunciato che saranno organizzati presidi permanenti dal pomeriggio fino a notte fonda davanti le prefetture per «lanciare delle rivendicazioni chiare al Governo Berlusconi e al ministro Gelmini». I sit in sono previsti a Torino, Genova, Siena, Roma, Napoli, Lecce, Taranto e Bari. In una nota l’Unione degli studenti e il Coordinamento universitario Link chiedono «il ritiro dei tagli su scuola, università, ricerca, un sistema di welfare che permetta agli studenti medi, agli universitari, ai dottorandi e agli studenti delle accademie di poter accedere liberamente ai canali del sapere».
Ecco che cosa prevede la riforma Gelmini per l'Università
CODICE ETICO ANTI-PARENTOPOLI
Ci sarà un codice etico per evitare incompatibilità, conflitti di interessi legati a parentele.
RETTORI A TEMPO
Un rettore non potrà rimanere in carica per più di 8 anni (attualmente ogni università decide il numero dei mandati), con valenza retroattiva.
FUNZIONI NETTAMENTE DISTINTE TRA SENATO E CDA
Il Senato avanzerà proposte di carattere scientifico, ma sarà il Cda ad avere la responsabilità chiara di spese e assunzioni, anche delle sedi distaccate. Il Cda non sarà elettivo, avrà il 40% di membri esterni e anche il presidente potrà essere esterno. È prevista una presenza qualificata di studenti negli organi di governo. La riforma della governance prevede, inoltre, la figura di un direttore generale, un vero e proprio manager di ateneo, al posto dell’attuale direttore amministrativo. Il nucleo di valutazione d’ateneo avrà una maggiore presenza di membri esterni per garantire una valutazione oggettiva e imparziale.
PER PROF VALUTAZIONE DA STUDENTI E CERTIFICAZIONE PRESENZA
Gli studenti valuteranno i professori e questo giudizio sarà determinante per l’attribuzione dei fondi alle università da parte del ministero. I docenti avranno l’obbligo di certificare la loro presenza a lezione. Viene, inoltre, stabilito un riferimento uniforme per l’impegno dei professori a tempo pieno: 1.500 ore annue di cui almeno 350 destinate ad attività di docenza e servizio per gli studenti. Scatti stipendiali solo ai prof migliori e possibilità di prendere 5 anni di aspettativa per andare nel privato senza perdere il posto.
FUSIONI E RIDUZIONE DEI SETTORI DISCIPLINARI
Ci sarà la possibilità di unire o federare università vicine per abbattere costi e aumentare la qualità di didattica e ricerca. Saranno ridotti i settori scientifico-disciplinari dagli attuali 370 alla metà (consistenza minima di 50 ordinari per settore) per evitare che si formino micro-settori che danno troppo potere a cordate ristrette. Riduzione delle facoltà che potranno essere al massimo 12 per ateneo.
ABILITAZIONE NAZIONALE
Il ddl introduce l’abilitazione nazionale per l’accesso di associati e ordinari. L’abilitazione è attribuita da una commissione nazionale (anche con membri stranieri) sulla base di specifici parametri di qualità. I posti saranno poi attribuiti a seguito di procedure pubbliche di selezione bandite dalle singole università. Si prevede una netta distinzione tra reclutamento e progressione di carriera.
SPAZIO AI GIOVANI RICERCATORI
Si prevedono contratti a tempo determinato di 6 anni (3+3), al termine dei quali se il ricercatore sarà ritenuto valido dall’ateneo sarà confermato a a tempo indeterminato come associato. Il provvedimento abbassa l’età in cui si entra in ruolo da 36 a 30 anni con uno stipendio che passa da 1.300 a 2.100 euro. Tra le novità l’aumento degli importi degli assegni di ricerca e l’abolizione delle borse post-dottorali.
BILANCI TRASPARENTI, COMMISSARIAMENTO PER CONTI IN ROSSO
Verrà introdotta una contabilità economico-patrimoniale uniforme, secondo criteri nazionali concordati tra i ministeri dell’Istruzione e del Tesoro. Debiti e crediti saranno resi più chiari nel bilancio. È previsto il commissariamento per gli atenei in dissesto finanziario.
AIUTI A STUDENTI MERITEVOLI
È prevista la delega al governo per riformare la legge 390/1991, in accordo con le Regioni. L’obiettivo è quello di spostare il sostegno direttamente agli studenti. Sarà costituito un fondo nazionale per il merito al fine di erogare borse di studio e di gestire, con tassi bassissimi, i prestiti d’onore.
Fonte: La Stampa
mercoledì 24 giugno 2009
Calcolo spese Università italiane.

Il Sole 24 Ore mette a tua disposizione uno strumento avanzato per calcolare, sulla base dell'indirizzo di studi e i dati Istat per il costo della vita, le spese che dovrai sostenere per l'istruzione dei tuoi figli. Puoi stimare con precisione le spese di trasferimento, vitto e sistemazione (alloggio), che influiscono in modo rilevante sul totale. Tenendo conto degli anni mancanti all'iscrizione, la stima dei costi ad oggi viene rivalutata al primo anno dell'inizio degli studi.
Per il calcolo clicca qui:
http://epheso.24oreborsaonline.ilsole24ore.com/SchoolPlanning/School.asp
martedì 10 marzo 2009
WiFi e Voip in tutte le facoltà!

Lo storico connubio tra l'università italiana e il web 2.0 dovrebbe esser cosa fatta entro tre anni. La previsione contenuta nel cronogramma di e-government 2012, il piano per la riorganizzazione e la digitalizzazione della Pa lanciato dal ministro Renato Brunetta, è di quelle ambiziose e che merita davvero un'attenzione particolare se, come ha certificato l'ultima indagine parlamentare sullo stato dei nostri atenei (si veda il Sole 24Ore del 26 febbraio scorso), solamente riequilibrando il rapporto tra personale non docente e professori sulla media nazionale si potrebbero risparmiare 250 milioni di euro l'anno. In un contesto di "diseconomie" ancora così macroscopico, con molte meno risorse (48,5 milioni, di cui 17, 5 già disponibili e gli altri 31 da reperire nel corso della legislatura) Palazzo Vidoni punta a mettere entro 18 mesi tutte le facoltà sullo stesso piano almeno per la copertura della rete WiFi e la disponibilità del servizio Voip, due semplici premesse per garantire servizi on line avanzati a tutti gli studenti e un nuovo standard digitale per i processi amministrativi interni e di comunicazione tra atenei e il ministero dell'Università.
I programmi d'azione sono molto mirati e si muovono su una serie di progetti di sviluppo digitale che le università hanno presentato a una commissione selezionatrice (composta da rappresentanti del Dipartimento per l'innovazione tecnologica, il Miur e la Conferenza dei rettori) per ottenere co-finanziamenti in cambio della garanzia di assicurare entro 12 mesi perlomeno il servizio di iscrizione online e la verbalizzazione elettronica degli esami. Su oltre 60 progetti inviati per l'iniziativa "Itc 4 university – campus digitali" ne sono stati selezionati 34 (non più finanziamenti a pioggia per tutti, insomma) mentre per la diffusione del WiFi negli atenei meridionali c'è l'impegno a finanziare almeno 20 dei 23 progetti presentati.
Se con questa seconda azione si agisce ancora sul fronte hardware, per garantire appunto la connettività senza fili laddove ancora non c'è, con il primo gruppo di progetti si punta a far fare un passo avanti a chi può permetterselo. Come, per esempio, l'Università di Ferrara (17.000 studenti su una città di 120mila residenti) che grazie a questo bando punta per esempio a offrire il servizio Voip agli allievi (visto che i professori lo utilizzano da tempo). «Pensiamo inizialmente a un utilizzo interno che consenta agli studenti di comunicare tra di loro con il programma open source già sperimentato negli ultimi due anni – spiega Cesare Stefanelli, docente di Reti di calcolatori – ma già in una prima fase ci sarà anche la possibilità di riceve chiamate via web». L'università ha anche in corso di sviluppo un accordo con il Comune per garantire l'accesso agli studenti alla futura rete WiFi cittadina e l'autenticazione condivisa con altri atenei regionali per assicurare l'accesso a internet con la stessa password in tutta l'Emilia Romagna.
A Ferrara, come in altri atenei che vantano un rettorato attento alla frontiera digitale, il piano e-government probabilmente offre solo un'accelerazione a cantieri già aperti: «Certo è che con i nuovi bandi attivati dal Dit e le risorse messe a disposizione – dice ancora Stefanelli – si alza l'attenzione e questo aiuta a mobilitare gli organi di governo degli atenei visto che, come già è accaduto in passato, i tempi di realizzazione degli obiettivi sono fissati in 12 mesi».
Ma anche dove l'utilizzo delle tecnologie Itc è in fase più avanzata il programma del ministero sembra consentire anche una sorta di "ripartenza" e verifica di programmi avviati. L'Università di Roma "La Sapienza", con oltre 100mila studenti di cui almeno 20mila normali utilizzatori della rete WiFi da almeno un paio d'anni, è stata selezionata insieme con gli altri due grandi atenei capitolini ("Tor Vergata" e "Roma 3") proprio per testare quanto possono funzionare un diffuso utilizzo di una tecnologia avanzata come la firma digitale: «Nella nostra università – spiega Renato Masiani, docente di Scienza delle costruzioni alla facoltà di Architettura – da 4 o 5 anni si fanno i verbali d'esame on line ma la procedura prevede ancora la firma di un documento finale che resta cartaceo. Con il nuovo piano cercheremo di sperimentare il passaggio alla firma digitale per tutti e le implicazioni che avrà in termini di maggiore efficienza». Procedure pilota saranno qui realizzate anche per la dematerializzazione degli atti amministrativi e per lo sviluppo del Voip oltre l'utilizzazione già raggiunta. «Se una cosa funziona alla Sapienza può funzionare in tutte le altre università italiane. È un po' questa l'idea di fondo della nuova serie di sviluppi sulle tecnologie della comunicazione resa possibile dal piano e-gov 2012 - conclude Masiani – e oltre alle risorse messe in campo, è certo che l'impostazione data dal Dit ci consente di mettere a fattor comune una serie di programmi avviati e che ora devono essere sottoposti a una dovuta verifica».
Fonte: Il Sole 24 Ore
Iscriviti a:
Post (Atom)

